Cattedrale di Zagabria, neogotico croato

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La cattedrale di Zagabria © Andrea Lessona

La cattedrale di Zagabria © Andrea Lessona

Pietra dai ricami incisi, le torri gemelle della cattedrale di Zagabria svettano nel cielo della capitale e lo rendono l’edificio ecclesiastico più alto della Croazia: 108 metri di fine profilo neogotico che indicano la via in qualunque parte della città ti trovi.

Così, seguendo la luce di questo faro della cristianità croata, ho camminato sino a raggiungerne l’ombra caduta su piazza Kaptolski trg dove sorge da quasi un millennio. Proprio di fronte alla colonna di Maria. Fu qui che i lavori, per far sorgere la prima chiesa, iniziarono nel 1093.

La cattedrale di Zagabria venne ultimata solo nel 1217 e consacrata ad Andrea II il Gerosolimitano, re d’Ungheria dal 1205 al 1235. Nel 1242, durante l’invasione mongola dell’Europa orientale, l’edificio venne distrutto.

Per questo, qualche anno dopo, il vescovo Timoteo (1263 – 1287) decise di riedificare ciò che l’ira pagana aveva devastato. La nuova struttura venne dedicata al sovrano ungherese Stefano I.

Nel XV secolo, quando l’Impero ottomano invase Bosnia e Croazia, mura di fortificazione sorsero intorno alla cattedrale di Zagabria. Duecento anni dopo, venne innalzata una torre di guardia fortificata in stile rinascimentale cui fu dato il nome dell’allora arcivescovo di Esztergom, Toma Bakac.

Il terremoto che nel 1880 colpì la città, lasciò ferite profonde all’edificio di culto: la navata principale crollò e la torre fu danneggiata in modo irreparabile. Ciononostante si decise per un nuovo restauro, affidato a Hermann Bollé.

L’architetto optò per uno stile neogotico – lo stesso che ancora oggi contraddistingue la cattedrale di Zagabria. Durante i lavori, due grandi guglie di 108 metri furono erette sul lato occidentale.

La lunghezza esterna della chiesa è di 77 metri, la larghezza di 48,20 metri. Dentro, dove ho camminato tra il bisbiglio meravigliato dei tanti turisti che ogni giorno entrano per ammirarla, la superficie è di 1.671 metri quadrati.

La cattedrale di Zagabria può accogliere nel suo ventre circa cinque mila persone. Che ricompongono il silenzio non appena alle sei di sera inizia messa. E lo stupore diviene preghiera.

Prima, come ho fatto io, hanno potuto vedere la parete scritta in glagolitico – il più antico alfabeto slavo creato dal missionario Cirillo e dal fratello Metodio, intorno all’862-863 per tradurre la Bibbia e altri testi sacri in antico slavo ecclesiastico.

Poi, hanno raggiunto l’altare della cattedrale di Zagabria dietro cui sono custodite le spoglie mortali di Alojzije Stepinac – il cardinale e arcivescovo croato, martire perseguitato dal regime comunista jugoslavo, e beatificato nel 1988 da Giovanni Paolo II.

Proprio l’allora pontefice, quattro anni prima, celebrò messa qui, in occasione della sua visita in Croazia e dei 900 anni della fondazione dell’edificio di culto. Un evento prezioso per i croati come il tesoro di oggetti risalenti dall’XI al XIX secolo custodito qui.

Per approfondire:
Wikipedia

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